Francesco Guccini


 
     
 

Cantanti - Francesco Guccini

Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940) è uno dei maggiori cantautori italiani. È anche uno scrittore e i testi delle sue canzoni sono da molti considerati delle vere e proprie composizioni poetiche.







Biografia

Guccini in una delle sue "leggendarie" bevute nel 1970In una carriera quasi quarantennale (il suo debutto ufficiale risale al 1967 con l' "ellepì" Folk beat n°1 ma già nel 1959 aveva scritto Il sociale e l'antisociale) ha pubblicato più di venti album di canzoni.

A molti dei testi delle sue canzoni viene riconosciuto un indiscusso valore letterario, tanto da consentirgli di essere insignito nel 1990 del Premio Eugenio Montale - versi per la musica per Canzone delle domande consuete, brano premiato anche con una targa del Club Tenco. Come lo stesso Guccini ha raccontato in una sua canzone, "Fu il fato che in tre mesi" lo spinse via dalla sua città natale, quella Modena cantata con accenti affettuosi in Piccola città; la sua famiglia si trasferì infatti a Pàvana, frazione di Sambuca Pistoiese (PT), paese d'origine del padre situato sull'appennino tosco-emiliano.


Piccola città
La "Piccola città" è Modena, città in cui Guccini nasce, ma "fu il fato che in tre mesi mi spinse via". Il fato di cui parla è la Seconda Guerra Mondiale che chiama suo padre alle armi e costringe la famiglia di Guccini ad andare a vivere con i nonni a Pavana. L' "imprinting" di questa esperienza - gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza trascorsi sulle montagne dell'Appennino - sarà sempre presente nella sua attività: non a caso, proprio a Pàvana ha dedicato il suo primo romanzo (Cròniche Epafániche); molte delle sue canzoni, inoltre, hanno attinto da questa ambientazione montanara della quale Guccini - per sua parola - è sempre andato molto fiero.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, e prima di iscriversi all'università di Bologna, l' eterno studente Guccini (come si è autodefinito in un'altra sua canzone) ha lavorato come giornalista alla Gazzetta di Modena. Sono questi gli anni più intensi della formazione musicale e culturale del "maestro".

Nasceranno in questi contesti, le storie delle sue canzoni che guardano alla società, al quotidiano e che spesso si uniscono ad un sottile senso di impotenza, tutta umana, verso il destino che travolge l'uomo in quel continuo e mai banale chiedersi un perché, senza pretese di dare risposte assolute e dogmatiche: lui che in un verso di Samantha si definisce "semplicemente" un "burattinaio di parole".

Negli ultimi quindici anni ha alternato l'attività di compositore e cantante a quella di scrittore, pubblicando diversi libri; oltre a redigere un Dizionario italiano-pavanese, ha collaborato alla stesura, assieme ad altri autori, di scritti di saggistica e narrativa, interessandosi a svariate tematiche, fra cui quelle relative ai diritti civili (occupandosi del caso di Silvia Baraldini) e all'arte del fumetto. Proprio in àmbito fumettistico è stato sceneggiatore di Storie Dello Spazio Profondo, disegnate dall'amico Bonvi e pubblicate negli anni 70 da Mondadori.

Fino alla metà degli anni Ottanta ha insegnato lingua italiana al Dickinson college, collegio off-campus, a Bologna, dell'Università della Pennsylvania.


Stagioni e ritratti

F.GucciniNoto per tenere nei suoi concerti accanto a sé sul palco un fiasco di vino, Guccini ha mantenuto negli anni una linea compositiva assolutamente coerente con la sua personalità di autore contro, tingendo spesso le sue canzoni di colori autobiografici (il titolo di uno dei suoi più recenti album, Stagioni, è sufficientemente esplicativo), senza trascurare temi sociali ed esistenziali di impegno (e canzoni come L'atomica cinese, Eskimo ed Il vecchio e il bambino ne possono essere una testimonianza).

Sul piano strettamente musicale, ha affiancato alla prediletta forma della ballata tipica del folk, i ritmi più svariati, dal jazz, al tango argentino, alla milonga.

"Don Chisciotte" dei sentimenti e fustigatore dell'ipocrisia che si ammanta di perbenismo, avvelenato contro le ingiustizie, paladino degli antisociali, musicista amaro come il jazzista Keaton, Guccini è capace tuttavia di intenerirsi di fronte al "culodritto" della figlioletta oppure davanti un nuovo sentimento, alla stregua di un novello "Cirano" (senza perdere di vista, come l'eroe deriso di Rostand, l'opportunità di indignarsi).

Figure letterarie quindi, mitiche, eroiche, carismatiche, del passato remoto e prossimo, hanno perciò da sempre affascinato Guccini, pronto a trasporle in biografie in versi; il cantante modenese è sempre stato tuttavia anche un attento osservatore dei nostri tempi, con i suoi eventi e cambiamenti del costume; questi temi sono ripresi, ancora una volta, nella ultima sua produzione, Ritratti, nella quale trovano spazio personaggi storici e della letteratura (come Cristoforo Colombo, Che Guevara ed Ulisse, qui Odysseus) ma anche fatti relativamente recenti e laceranti come gli incidenti accaduti al G8 di Genova nel luglio 2001.

Di notevole rilievo è stata la collaborazione con alcuni famosi complessi degli anni Sessanta e Settanta, fra cui i Nomadi di Augusto Daolio (che portarono al successo di un pubblico più vasto - in qualche caso non senza guai con la censura dell'epoca - le celebri Dio è morto, Noi non ci saremo, Per fare un uomo e Canzone per un'amica) e l'Equipe 84 di Maurizio Vandelli (il cui successo fu decretato dalla canzone Auschwitz, la canzone del bambino nel vento).


Guccini e il cinema
L'attività di Guccini inerente al cinema, come attore o come musicista, inizia nel 1976: non è stata particolarmente intensa ma sicuramente ricca di significati.

La prima apparizione di Guccini su uno schermo televisivo come attore è stata in occasione del film Bologna. Fantasia, ma non troppo, per violino di Gianfranco Mingozzi del 1976 e della durata di 90'. Si trattava di una puntata dedicata a Bologna della serie televisiva raccontare la città nella quale Guccini interpretava il poeta cantante Giulio Cesare Croce che, nella trama del film, rivive nei secoli le vicende della città di Bologna, accompagnando questo percorso con canzoni tratte (in parte o integralmente) da testi originali di Croce. Altri interpreti che parteciparono come attori al film furono Claudio Cassinelli e Piera Degli Esposti che interpretavano entrambi personaggi storici della città.

Come attore ha inoltre partecipato ai film I giorni cantati (del 1979, per la regia di Paolo Pietrangeli, per il quale ha scritto anche la colonna sonora), Musica per vecchi animali (1989, regia di Umberto Angelucci e Stefano Benni), Radiofreccia (1998, regia di Luciano Ligabue, assieme a Stefano Accorsi) e Ormai è fatta (1999, regia di Enzo Monteleone, sempre con Stefano Accorsi), Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005, diretto ed interpretato da Leonardo Pieraccioni) .

Come musicista ha scritto le colonne sonore anche dei Nenè (1977, regia di Salvatore Samperi) e di "Nero" (1992, regia di Giancarlo Soldi).


Riconoscimenti
Umberto Eco ha dichiarato che Francesco Guccini è "il più colto dei cantautori italiani".

Molti i riconoscimenti andati a Guccini per la sua attività artistica; fra questi vanno segnalati il Premio Tenco ricevuto nel 1975 e le Targhe Tenco che gli sono state assegnate nel 1987 per il brano Scirocco, nel 1990 per il brano La canzone delle domande consuete (come già segnalato), nel 1994 per l'album Parnassius Guccini (deve il titolo a una farfalla scoperta nell'appennino toscoemiliano da un entomologo appassionato alla sua musica) e nel 2000 per il brano Ho ancora la forza, cantato insieme a Ligabue.

Nel 1992 Guccini ha ricevuto il premio Librex-Guggenheim. Il comune di Carpi (Modena), gli ha dedicato nell'autunno del 2003 una mostra.

Il 21 ottobre 2002 le università di Modena, Reggio Emilia e Bologna hanno consegnato la laurea ad honorem in Scienze della Formazione Primaria a Francesco Guccini.

Il 6 agosto 2006 Guccini ha ricevuto durante il tradizionale campionato italiano della bugia a Le Piastre, sulla Montagna Pistoiese, il Bugiardino ad Honorem. Guccini si era presentato sul palco con una bugia: "Salve, sono Lucio Dalla!".


Discografia
1967 - Folk beat n. 1
1969 - Due anni dopo
1970 - L'isola non trovata
1972 - Radici
1973 - Opera buffa (live)
1974 - Stanze di vita quotidiana
1976 - Via Paolo Fabbri 43
1978 - Amerigo
1979 - Album concerto (live con i Nomadi)
1981 - Metropolis
1983 - Guccini
1984 - Fra la via Emilia e il West (live)
1987 - Signora Bovary
1988 - ...quasi come Dumas... (live)
1990 - Quello che non...
1993 - Parnassius Guccinii
1996 - D'amore di morte e di altre sciocchezze
1998 - Guccini live collection (live)
2000 - Stagioni
2001 - Guccini Live @ RTSI (live)
2004 - Ritratti
2005 - Anfiteatro Live (live)

Bibliografia essenziale
1980 - Vita e morte del brigante Bobini detto "Gnicche", Lato Side
1989 - Cròniche Epafániche, Feltrinelli
1992 - Vacca di un cane, Feltrinelli
1994 - Storie d'inverno, Mondadori
1997 - Macaronì, (con Loriano Macchiavelli), Mondadori
1998 - Un disco dei Platters: romanzo di un maresciallo e una regina, (con Loriano Macchiavelli), Mondadori
1999 - Un altro giorno è andato, Giunti
2001 - Questo sangue che impasta la terra, (con Loriano Macchiavelli), Mondadori
2001 - Storia di altre storie, (con Vincenzo Cerami), Piemma
2002 - Lo spirito e altri briganti, (con Loriano Macchiavelli), Mondadori
2003 - Cittanòva blues, Mondadori
2005 - L'uomo che reggeva il cielo, Libreria dell'Orso
2005 - La legge del bar e altre comiche, Mondadori

Curiosità
Durante il primo scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica Italiana, svoltosi l'8 maggio 2006, Francesco Guccini riceve un voto.
Il vecchio e il bambino può sembrare una canzone critica verso l'industrializzazione accusata di distruggere a poco a poco la natura e tutto ciò che un tempo era considerato "puro".
Guccini, nel libro-intervista Un altro giorno è andato, ha detto che questa può essere una possibile interpretazione ma che non è quella con cui la canzone è stata pensata: l'autore ha scritto il testo immaginandosi l'olocausto di una possibile guerra nucleare, il vecchio (della generazione sopravvisuta alla guerra) racconta al bambino di come la Terra fosse bella prima che tutto venisse distrutto.